Alta tensione sui migranti al Consiglio europeo. Il dibattito prima della cena dei leader riuniti a Bruxelles ieri sera si è trasformato in un ring sul nuovo regolamento dei rimpatri adottato dal Parlamento europeo. A indossare i guantoni, fra gli altri, Giorgia Meloni e Pedro Sanchez. Succede tutto in pochi minuti. Nel mezzo di un dibattito fiume e scandito da momenti di frizione - sull'Ucraina, i fondi europei, il contrasto alla concorrenza sleale cinese - la premier danese Mette Frederiksen prende la parola e apre un nuovo fronte. Si congratula con Roberta Metsola, presidente dell'Eurocamera, per il regolamento sui rimpatri appena approvato. Espulsioni rapide, controlli più stringenti alla frontiera, ricorsi più difficili per i migranti costretti a fare le valigie. Una svolta rivendicata come successo dal governo italiano e dalla premier Meloni, che hanno rivendicato l'operazione politica con grande enfasi. Non tutti però la pensano così. Sanchez, il premier socialista spagnolo, schiarisce la voce e prende le distanze al tavolo circolare dell'Europa Building.

La tensione Taglia le parole con l'accetta "Pedro" e spiega che la stretta sui migranti, e potenzialmente sui diritti umani, non entusiasma affatto il suo governo. Per la serie: not in my name. Ed ecco che un altro microfono si accende. Giorgia Meloni vuole dire la sua. Difende l'amica conservatrice Frederiksen, elogia il giro di vite dell'Ue sugli stranieri. Poi si rivolge al collega spagnolo. E ricorda che Madrid avrebbe regolarizzato mezzo milione di migranti illegali in Spagna. Decisioni "che producono effetti oltreconfine e in tutta l'area Schengen". Fonti spagnole negano lo "scontro" e parlano di normale dialettica tra i leader. Peraltro dopo un bilaterale fra premier spagnolo e italiana definito "cordiale" da entrambi i lati. Fatto sta che Meloni la trincea delle nuove, più dure politiche migratorie mettendosi capofila degli "hardliners". Chissà se c'entra il pressing con cui la leader di Fratelli d'Italia deve fare i conti in casa. Con il generale Roberto Vannacci che cavalca i sondaggi al grido "Remigrazione" e considera la stretta europea una tazza di camomilla