Bruxelles. La strana coppia Giorgia Meloni-Pedro Sanchez per dotare l’Unione europea di un bilancio ambizioso per il periodo 2028-34 di fronte alla richiesta dei frugali di tagliare centinaia di miliardi di euro è durata poche ore. La presidente del Consiglio italiano ieri ha attaccato duramente il primo ministro spagnolo durante un breve dibattito che si è tenuto al Consiglio europeo attorno al tema delle politiche migratorie.L’episodio è accaduto appena dopo che Roberta Metsola, la presidente del Parlamento europeo, aveva presentato la posizione della sua istituzione su diversi dossier. I deputati questa settimana hanno approvato definitivamente il regolamento rimpatri, che rende più duro il dispositivo dell’Ue contro i migranti illegali con ordine di espulsione, compresa la possibilità di inviarli in centri chiusi in paesi terzi (i cosiddetti “return hubs”). La premier danese, Mette Frederiksen, è intervenuta applaudito al voto del Parlamento europeo sul regolamento rimpatri e ha chiesto di avere un dibattito strategico tra leader sulla politica migratoria. Sánchez ha subito preso la parola per dire di essere in disaccordo: non solo non vede la necessità di altri dibattiti strategici, ma il premier spagnolo si è detto contrario al nuovo regolamento rimpatri perché, ai suoi occhi, non produrrà risultati. È a quel punto che Giorgia Meloni si è lanciata in un affondo. La premier italiana ha criticato con una certa virulenza la decisione del governo spagnolo di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti irregolari. Meloni ha accusato Sánchez di aver adottato una misura che ha un impatto sui paesi vicini della Spagna. Giuridicamente non è così: i migranti regolarizzati con un permesso di soggiorno non possono circolare liberamente nell’Ue. Ma i dettagli legali contano poco in un Consiglio europeo la cui maggioranza è chiaramente a favore di politiche migratorie più dure. La riprova: 19 leader hanno firmato una lettera promossa da Meloni e Frederiksen per chiedere che l’Ue si muova rapidamente, sfruttando appieno il nuovo quadro giuridico europeo e implementando nuove soluzioni basate in paesi terzi. “Ora dobbiamo dimostrare risultati concreti che facciano una differenza reale per i nostri cittadini”, si legge nella lettera.Meloni e Sanchez ieri pomeriggio avevano mostrato in pubblico la loro vicinanza sul Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, tema al centro della seconda giornata del Consiglio europeo. La presidente del Consiglio italiana aveva riunito nella sua delegazione i capi di Stato e di governo dei diciassette paesi amici della coesione per preparare il dibattito con i paesi frugali. L'iniziativa è stata lanciata con il presidente della Romania, Nicușor Dan. Poi Meloni ha incontrato in bilaterale Sánchez, con cui le relazioni non sono mai state buone. Ma questa volta c'è un interesse comune: i soldi. "I due leader hanno concordato sull'opportunità di una linea comune Italia-Spagna sul prossimo bilancio dell'Ue, con l'obiettivo di introdurre finanziamenti per nuove priorità strategiche — competitività, innovazione, sicurezza, autonomia strategica ed energia — senza ridurre la politica di coesione, considerata essenziale per il mercato unico, gli investimenti e la riduzione dei divari territoriali", ha Palazzo Chigi.Al di là del bilancio, Meloni e Sánchez rimangono su sponde opposte come dimostra il diverbio nel mini dibattito sulle politiche migratorie. Il premier spagnolo sull’immigrazione è isolato. L’altra leader socialista di peso nel Consiglio europeo, la danese Frederiksen, che è appena stata confermata per un terzo mandato alla testa di un governo di centrosinistra, conferma la sua linea dura. “Dobbiamo riprendere il controllo delle frontiere europee. L'immigrazione eccessiva ha conseguenze enormi per le popolazioni europee, per la coesione della nostra società e per le persone che rischiano la vita per raggiungere l'Europa”, ha detto Frederiksen, commentando la lettera. “La Danimarca ha assunto un ruolo guida”, ha aggiunto: “Eravamo praticamente soli. Ma ora siamo in tanti e finalmente abbiamo l'opportunità di istituire centri di accoglienza ed rimpatrio al di fuori dell'Europa insieme ad altri paesi dell'Ue. Ora dobbiamo realizzare questi centri”. Nel mini dibattito anche il premier belga, Bart De Wever, è intervenuto con una frase: “Io sono Team Mette.” Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha tagliato corto per evitare uno scontro più ampio e promesso un dibattito più approfondito in un prossimo vertice.
L'attacco di Meloni a Sanchez sulle politiche migratorie
L'intesa tra la presidente del Consiglio e il premier spagnolo sul l Quadro finanziario pluriennale dell’Ue è durata poco. Battibecchi al Consiglio europeo sul regolamento rimpatri











