Dai fumetti all'arrivo sul grande schermo, è il personaggio che più di ogni altro ha saputo incarnare i dubbi esistenziali di chi è alle prese con la crescita

Spider-Man non è mai stato solo un supereroe. Da più di sessant'anni Peter Parker - colui che si nasconde dietro la maschera dell'Uomo Ragno - è il personaggio che più di ogni altro ha saputo incarnare le fragilità, le ambizioni e le paure di chi cresce. È l'eroe che inciampa, che sbaglia, che piange. E proprio per questo, generazione dopo generazione, continua a essere uno specchio per molti. Anzi, moltissimi, andando oltre l'età e il genere. E non è un caso se l'ultimo capitolo 'Spider-Man: Brand New Day' con protagonista Tom Holland sta sbancando al botteghino mondiale (solo in Italia ha superato i 16,2 milioni). La sua forza non sta nella ragnatela (anche se serve per seminare i nemici), ma nella capacità di restituire un'immagine autentica della vulnerabilità. Fin dall’inizio, ha rappresentato una voce fuori al coro: un supereroe definito più dai problemi che dai poteri. Ma per capire davvero il peso di questo "supereroe della porta accanto", bisogna riavvolgere il nastro e ripartire dall’inizio. L'Uomo Ragno è nato come personaggio di fumetti Marvel, creato da Stan Lee e Steve Ditko ed è apparso per la prima volta in 'Amazing Fantasy (Vol. 1)' nel 1962. Anni in cui i fumetti erano dominati da supereroi adulti, irraggiungibili, perfetti e infallibili, come Superman o Batman: personaggi che non lasciavano spazio alle incertezze della vita quotidiana.