«Bimbo Ragno». Così Tony Stark, il supereroe Iron Man (Robert Downey Jr.), presentava il giovane Spider-Man (Tom Holland) in «Captain America: Civil War» (2016), prima apparizione del personaggio nel cosiddetto Marvel Cinematic Universe (l’universo cinetelevisivo della Marvel), prima del MCU c’erano stati i tre film diretti da Sam Raimi e interpretati da Tobey Maguire a inizio millennio e i due con Andrew Garfield di pochi anni successivi. In originale Stark lo chiamava “Underoos” citando una marca di biancheria intima per bambini, ironizzando sul suo costume, il concetto è simile ma probabilmente l’adattamento italiano è più felice. Nell’ultimo decennio Holland è stato Spider-Man (alias Peter Parker) in tre film “a solo”, « Homecoming» (2017), «Far from Home» (2019) e «No Way Home» (2021) e altri due da comprimario, Avengers: Infinity War» (2018) e «Avengers: Endgame» (2019), ma per certi versi è sempre rimasto un Bimbo Ragno, non un Uomo Ragno, bisognoso di un mentore come Iron Man o il mago Dottor Strange, non a caso il migliore dei film finora è stato «No Way Home» con il ritorno di Maguire e Garfield come Uomini Ragno di altri universi. Ma molto cambia in «Spider-Man: Brand New Day», diretto da Destin Daniel Cretton adesso al cinema. Nel precedente «No Way Home» era morta l’amata zia May (Marisa Tomei) e Peter aveva chiesto al Dottor Strange di fare un incantesimo per far sì che tutti si dimenticassero di lui, persino la fidanzata MJ (Zendaya, nella vita reale moglie di Holland) e il suo migliore amico Ned Leeds (Jacob Batalon). Sono passati alcuni anni, Peter dedica la propria vita a combattere il crimine come Spider-Man e segue da lontano quella degli amici che lo hanno dimenticato, vuole essere solo il supereroe, non l’uomo. La sua città, New York, però lo ama ed entra in contatto con l’organizzazione governativa Damage Control che osserva tutti gli esseri dotati di superpoteri (e a volte assume ex criminali, come i guerrieri ninja) guidata dall’ambiguo Bill Metzger (Tramell Tillman). Però alcuni misteriosi avvenimenti sconvolgono la sua routine: arriva un nuovo supercriminale, con il potere di controllare mentalmente le altre persone (ma non lui). C’è molto dello Spider-Man dei fumetti anni Ottanta-primi Novanta nel film, come i vari supercriminali urbani non troppo pericolosi, ad esempio Mac Gargan alias Lo Scorpione (qui Scorpion, visto che nelle pellicole Marvel sono vietati persino gli adattamenti più palesi), interpretato da Michael Mando, sebbene con delle differenze. Spider-Man è amico del capitano di polizia Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas), personaggio creato appunto negli anni Ottanta, che però qui non è una bella ragazza dai capelli rossi attratta dal Tessiragnatele, ma una signora di mezz’età di origine ispanoamericana, che è per lui una sorta di figura materna, una specie di nuova zia May. Jon Bernthal è lo spietato vigilante Punisher in una versione all’acqua di rose, una sorta di fratello maggiore di Spider-Man un po’ discolo, non la macchina di morte (autentico serial killer di criminali) dei fumetti e, in parte, delle sue molte apparizioni tv (sempre interpretato da Bernthal), come comprimario in Daredevil o nella serie da protagonista prodotta al 2017 al 2019, pochi mesi fa è uscito su Disney+ il cupo e violento film tv «The Punisher: One Last Kill». Però è anche vero che nei fumetti del periodo Punisher quando faceva dei team-up (le alleanze fra supereroi) con Spider-Man era molto meno duro che nella sua serie a fumetti (scritta in genere da Mike Baron o Chuck Dixon).
E il Bimbo Ragno diventa l’Uomo Ragno
In «Spider-Man: Brand New Day», adesso al cinema, la crescita di Peter Parker alias Spider-Man















