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Tutta invidia e ignoranza, assicurano. Il Pil spagnolo aumenta perché aumentano gli stranieri e a voi, miserabili italioti, piacerebbe averne altrettanti, eh? Titola il giornalone: «Spagna, il boom grazie agli immigrati. Un modello di crescita che fa invidia all’Europa». Ecco, visto? Invidia e ignoranza. Mentre il modello Sánchez crolla, i nostri buoni e giusti ne incensano il Pil aggregato: quel numero che sale con la popolazione, dopata da regolarizzazioni di massa che regalano manodopera a basso costo.
Il Pil aggregato, non quello pro capite che arranca. Quello in cui entra anche il vetraio che ripara la vetrina dopo la sommossa. Idolo di cartapesta della gente che piace a Bruxelles, il Pil non distingue la ricchezza dal costo né la salute dalla febbre: conta tutto e non spiega niente, ma con precisione decimale. Eppure lo si presenta come referto della felicità nazionale, come se immigrazione e sanatorie di milionate di irregolari non incidessero su tessuto sociale, welfare, sicurezza e identità.
Perfino l’articolo celebrativo perde qualche verità maleducata dalle tasche: produttività stagnante, disoccupazione alta, stranieri nei lavori peggio pagati e in competizione con gli autoctoni più deboli, affitti che esplodono, ospedali e servizi che si ingolfano. Ma il Pil cresce. Guardate il grafico, Pedro santissimo. La righina sale un pochettino: silenzio, passa la prosperità. La Spagna cresce, siore e siori: dati del trimestre sciorinati in una trasmissione amica da un economista ex parlamentare dem, mentre chi conduce reinventa la sanatoria monstre come misura per immigrati occupati e perfettamente integrati.














