Tina Merlin a Venezia, dettaglio (Foto: Associazione Culturale "Tina Merlin")
“Non sono né più brava né più coraggiosa di tanti miei colleghi. Non volevo certo diventare famosa per un fatto così tragico quando scrivevo contro la Sade. Volevo semplicemente impedire che questo disastro colpisse i montanari della terra dove sono nata, dove ho fatto la guerra partigiana e dove ho vissuto tutta la mia vita. E ora non riesco neanche a esprimere la mia collera, il mio furore, per non esserci riuscita”.
Sono parole di una Tina Merlin ormai anziana che torna con i ricordi alle sue inchieste sulla diga del Vajont. Ed esprimono in poche righe molto di quello che Merlin è stata e continua a rappresentare oggi: l’umiltà di chi non proviene da contesti privilegiati, ma ha avuto accesso a una professione - il giornalismo - e ha saputo condurre le proprie battaglie con la consapevolezza che le batoste prese saranno sempre in quantità maggiore dei successi ottenuti. Ma con la chiarezza che c’è una parte giusta della storia, a Milano e Roma come a Erto e Casso, ed è quella delle persone più fragili, coloro su cui altri - prepotenti - tentano di scaricare il prezzo collettivo delle proprie ricchezze. Fino a quando sulla propria strada non inciampano in una Tina Merlin.






