Prosegue l’ondata di messaggi dei lettori, dall’Italia e dall’estero, indignati per le frasi della ministra del lavoro Calderone, convinta che il nostro Paese sia ricco di opportunità lavorative e relative garanzie. Dichiarazioni per lo più ignorate da media e giornali, ma rilanciate online da migliaia di utenti e smentite dalle testimonianze dei connazionali emigrati o da chi è rimasto. Se volete inviarci la vostra opinione o esperienza, scriveteci a fattocervelli@gmail.com
Marco Melotti – Da operaio mi sono mantenuto gli studi, lettere in laurea triennale, storia in laurea magistrale. Morale della favola: faccio ancora l’operaio.
Renato De Piccoli – Poveri ragazzi.
Alessia Cocozza – Dopo aver visto il post sulle dichiarazioni della Ministra del Lavoro, non potevo non condividere la mia storia. Sono italiana, di Varese, ho 46 anni. Ho lasciato l’Italia nel 2009 soprattutto per la mentalità che avevo trovato nel mondo del lavoro. Quando inizi a viaggiare, studiare e lavorare all’estero è difficile non rendersi conto di quanto l’Italia sia rimasta indietro sotto molti aspetti. Non sono partita perché mi mancasse la voglia di lavorare. Sono partita perché all’estero ho trovato un modo diverso di vivere il lavoro: più basato sulla fiducia, sulle competenze, sulla flessibilità e sui risultati. Una volta provato, è difficile immaginare di tornare indietro. Sprono i giovani farsi esperienze all’estero senza ascoltare le parole della ministra del “Lavoro”. Le esperienze con altre culture ti cambia la mentalità. E’ il miglior esercizio di “stretching” per i propri neuroni.






