Il mito è una presenza rilevante e costante nel pensiero e spesso nell’opera, in versi e in prosa, di Giuseppe Conte, che è uno dei nostri maggiori poeti. Basti pensare ad alcuni titoli di suoi saggi, come Terre del mito, Il sonno degli dèi, Il passaggio di Ermes: riflessione sul mito, Il mito greco e la manutenzione dell’anima. Ed è stato, già negli anni ‘80, un fondatore del Mitomodernismo, un movimento in cui si proponevano la Bellezza e, appunto, il mito, visti come strumenti di difesa contro il degrado di un materialismo dominante.
Con un romanzo molto particolare, Della stessa sostanza dei sogni, sottotitolo Monologhi del mito (Bompiani, 270 pp., € 19), Conte ritorna ora a un tema per lui decisivo. Il libro si realizza attraverso una serie di racconti, sottilmente tra loro connessi, in cui ben trentanove figure mitologiche, alcune notissime e quasi ormai proverbiali, presentano se stesse e le proprie vicende, precedute dalla veloce introduzione di un personaggio, incontrato dall’io narrante (una specie di controfigura dell’autore) in riva all’amato mare, lungo la spiaggia siciliana di Giardini di Naxos. Un personaggio privo di una reale identità, un vecchio senza tetto, sorta di povero demone che evoca, in incontri mattutini (sette, per l’esattezza), protagonisti illustri di storie, appunto, immerse nel mito.









