È partita a rilento ma la stagione 2026 per l’uva da tavola, nella “conca d’oro” del barese (da Rutigliano a Noicattaro, Mola di Bari, Conversano, Adelfia e Casamassima, territorio di riferimento in Italia per il comparto) si annuncia eccezionale per qualità e quantità dei grappoli. A complicare l’inizio della campagna è l’Egitto, che con costi molto più bassi, rende le cose molto difficili all’inizio in mercati decisamente importanti per i produttori del Barese, come quelli tradizionali del Regno Unito, della Germania e dell’Europa centrale.

«La presenza sempre più ingombrante del prodotto egiziano – analizza Donato Fanelli, produttore di Conversano, coordinatore nazionale dell’Organizzazione di filiera dell’uva da tavola e vice presidente della Commissione italiana Cut in seno al Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare – sta comportando una partenza a rilento per le nostre produzioni. Se fino a qualche anno fa, la raccolta nel Paese nordafricano finiva a fine maggio inizi di giugno, adesso prosegue fino a Ferragosto. Per cui tutto il mercato europeo assorbe queste uve che di fatto bloccano il mercato e le esportazioni italiane».

Cresce tuttavia l’interesse dei Paesi dell’est asiatico. Ma…