Il raccolto di grano duro 2026 restituisce un'immagine dai contorni contrastanti. Le rese sono state superiori alla media e la produzione si presenta abbondante nelle principali aree cerealicole italiane, ma il mercato continua a penalizzare gli agricoltori con quotazioni che, secondo le organizzazioni di categoria, non coprono i costi di produzione. Allo stesso tempo, la materia prima con le caratteristiche richieste dalle produzioni di fascia premium è sempre più difficile da reperire, alimentando un differenziale di prezzo che interessa tutta la filiera della pasta.
Una situazione che ha spinto le organizzazioni agricole a chiedere interventi urgenti per sostenere il comparto, mentre le aziende della trasformazione confermano gli investimenti sul grano italiano di qualità.
Quotazioni sotto i costi, agricoltori in difficoltà
L'ultimo listino della Commissione unica nazionale (CUN) colloca il prezzo del grano duro del Nord Italia tra 245 e 295 euro a tonnellata, valori che secondo Confagricoltura Bologna non consentono, nella maggior parte dei casi, di coprire i costi sostenuti dalle imprese agricole.
Nel Bolognese, dove il grano duro occupa storicamente tra i 17.000 e i 20.000 ettari su una superficie cerealicola complessiva di circa 54.000 ettari, cresce così il timore di una riduzione delle superfici coltivate già dalla prossima campagna.







