La Maremma continua a perdere uno dei suoi simboli agricoli. In provincia di Grosseto, negli ultimi vent’anni, la produzione di grano duro è diminuita del 35%, mentre le superfici coltivate si sono ridotte del 43%. Numeri che raccontano una crisi sempre più profonda per il settore cerealicolo, dove oggi operano quasi 3.000 aziende agricole, strette tra l’aumento dei costi di produzione, prezzi di mercato insufficienti e la concorrenza del grano importato. Nel 2024 il raccolto si è fermato a 450 mila quintali, secondo peggior risultato degli ultimi vent’anni dopo il minimo storico registrato nel 2023, quando la produzione era scesa a 400 mila quintali. Ancora più significativo il dato delle semine: il 2025 è stato l’anno con la minore superficie destinata al grano duro degli ultimi due decenni, segno di un progressivo abbandono di una coltura che, per molte aziende maremmane, non garantisce più un’adeguata sostenibilità economica. La situazione della provincia di Grosseto si inserisce in un quadro regionale altrettanto difficile. Secondo Coldiretti Toscana, un ettaro coltivabile su cinque è rimasto quest’anno incolto. Le abbondanti piogge autunnali hanno impedito in molti casi di preparare i terreni e rispettare i tempi di semina, soprattutto nella Toscana meridionale e lungo la fascia costiera. Molti imprenditori si sono così trovati davanti a una scelta obbligata: rinunciare alla coltivazione del grano oppure ripiegare su altre produzioni. Ma, secondo Coldiretti, il nodo principale resta il mercato. L’organizzazione agricola torna infatti a puntare il dito contro le importazioni di cereali dall’estero, che finiscono per comprimere ulteriormente i prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani. Nei giorni scorsi l’associazione ha rilanciato la propria mobilitazione con un’operazione di informazione sui lavori della Commissione Unica Nazionale del grano, organismo chiamato a contribuire alla definizione dei prezzi di riferimento. "Anche in questi giorni nei nostri porti, compreso quello di Livorno, continuano ad arrivare navi cariche di grano estero che finiscono per far scendere il prezzo del prodotto italiano sotto i costi di produzione – afferma la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani –. Chiediamo controlli più stringenti nei porti, maggiore trasparenza sull’origine della materia prima, la modifica del codice doganale e l’applicazione della normativa contro le pratiche commerciali sleali. Sono strumenti indispensabili per difendere il reddito degli agricoltori e garantire ai consumatori una reale tutela del Made in Italy". L’associazione torna infine a chiedere un’etichettatura sempre più chiara sull’origine del grano utilizzato nella produzione della pasta, affinché i consumatori possano distinguere i prodotti realizzati con materia prima italiana da quelli ottenuti con cereali importati.