Alle 10.25 il tempo si fermò. L’orologio della stazione di Bologna continua ancora oggi a segnare quell’ora, diventata il simbolo di una delle pagine più dolorose della storia italiana. Sabato 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala d’attesa di seconda classe. La strage provocò 85 morti e 200 feriti. Tra quelle 85 vite spezzate c’erano anche Maria Idria Avati, che viveva a Rossano, e Francesco Antonio Lascala, ferroviere in pensione residente a Reggio Calabria. Non erano a Bologna per partecipare a un appuntamento pubblico. Non avevano scelto di fermarsi in città. Erano semplicemente in viaggio per raggiungere le loro famiglie.
Maria Idria voleva guardare il paesaggio dal finestrino
Maria Idria Avati in Gurgo aveva 80 anni e abitava a Rossano Calabro. Doveva raggiungere il Trentino insieme alla figlia. Avrebbe preferito partire al mattino. Voleva osservare il paesaggio dal finestrino, seguire con lo sguardo il viaggio lungo l’Italia. Accettò invece di partire di notte insieme alla figlia. Il loro treno accumulò due ore di ritardo e arrivò a Bologna soltanto intorno alle 10. Dopo il lungo viaggio Maria Idria si sedette nella sala d’attesa, mentre la figlia si allontanò per pochi minuti per raggiungere la toilette. Alle 10.25 esplose la bomba. La figlia tornò indietro e trovò la madre ancora viva, gravemente ferita. Riuscì ad aiutarla a salire su un’ambulanza. Maria Idria fu trasportata all’ospedale Maggiore, ma i medici non riuscirono a salvarla.











