L’ex capo delegazione della Nazionale torna sulla scelta di Malagò sull’incarico di ct della Nazionale e non risparmia stoccate. “Bisogna amare l’Italia con l’austera passione dell’esule in patria”.
Gianluigi Buffon ne ha per tutti. L'ex capo delegazione della Nazionale non usa giri di parole nell'affrontare i temi che hanno accompagnato la crisi degli Azzurri, dalla mancata qualificazione ai Mondiali fino alla scelta del nuovo ct dell'Italia. L'ex juventino rivendica (e difende) la scelta di Gennaro Gattuso, ma non solo. Dice che, se la scelta fosse dipesa da lui, oggi avrebbe affidato l'incarico ad Antonio Conte, considera Roberto Mancini una figura "giusta" dal punto di vista tecnico ma ne ricorda il suo addio contestato nell'estate 2023. Lo fa sottolineando come lui, ai tempi della retrocessione d'ufficio dei bianconeri per Calciopoli, conosca il senso più profondo della parola "appartenenza" per aver accettato di giocare in Serie B tagliando anche l'ingaggio. C'è ancora una stoccata, fa riferimento alla candidatura di Andrea Pirlo accantonato per "un tentativo politico, goffo e mal riuscito per farlo etichettare come impresentabile". Parla di macchinazione politica per il caso Fonbet e lascia un'altra frase che fa discutere: "Bisogna amare l'Italia con l'austera passione dell'esule in patria". Questo nuovo corso non gli scalda il cuore e nemmeno vi si riconosce.










