di
Salvatore Riggio
L'ex portiere della Nazionale: «Roberto ha capito di avere sbagliato e ha chiesto scusa? A questo devono rispondere gli italiani e i giocatori»
Fuori dal calcio per la prima volta in 35 anni, Gigi Buffon osserva il panorama azzurro con la solita franchezza e la lucidità di chi la Nazionale la sente ancora come la propria casa. Dopo aver detto «no» alla proposta di Paolo Maldini e Leonardo pur vacillando, il recordman di presenze (176) si ritrova a riflettere sul momento delicato dell’Italia del calcio, ponendo l’accento sulla scelta del presidente della Figc, Giovanni Malagò, di virare su Roberto Mancini. «Ha capito di avere sbagliato e ha chiesto scusa? A questo devono rispondere gli italiani e i giocatori. Dallo spoiler di Malagò sul messaggio di Donnarumma mi pare di capire ci sia condivisione. Bene così», ha dichiarato Buffon alla «Gazzetta dello Sport», riconoscendo le qualità tattiche dell’ex commissario tecnico. «Alla fine, Mancini è una scelta tecnicamente giusta perché ha dimostrato un gioco funzionale a un progetto – ha continuato l’ex portiere –. Se fossi Psg, Bayern Monaco, Real Madrid, Juventus o un’altra big, lo prenderei in considerazione».
Tuttavia, l’addio estivo lascia ancora un retrogusto amaro che l’ex portiere non nasconde: «Resta. Sta parlando con uno che è sceso in Serie B con la Juve e s’è tagliato 500mila euro di stipendio. Solo per il senso di appartenenza». L’Italia, nei cinque anni di Nazionale, ha potuto conoscere tre tipi di Mancini: «Vero, sono momenti personali e di squadra. Il primo corrisponde al momento della riscossa, all’entusiasmo del cambio di allenatore, a visioni vincenti. Poi arriva il difficile: confermarsi, tenere alte le motivazioni, cioè quello che fa la differenza tra i forti e i fuoriclasse. Infine, si rompe qualcosa e viene meno la convinzione». Ma se la decisione fosse dipesa proprio da Buffon, la strada intrapresa sarebbe stata differente, basata su un metodo di pianificazione rigoroso piuttosto che sull’istinto. «Preferirei che la domanda fosse posta diversamente: una volta stabilito l’obiettivo tra d.t. e presidente, quale sarebbe il miglior tecnico? Proporrei: obiettivo principale qualificarsi al Mondiale tra quattro anni. Su questa base, avrei scelto Antonio Conte, poi Silvio Baldini e via via gli altri. Ma bisogna avere il coraggio delle scelte e la bravura a comunicarle a tutti, anche alla stampa. Troppo spesso sento dire “quello è la persona giusta”, senza una tangibile motivazione. Ok, ma sono scelte istintive, non studiate. Prima, il progetto e poi la persona funzionale».











