Le reti antagoniste sono pronte a sostenere il movimento No Tav responsabile degli ultimi disastri avvenuti in Valle di Susa, dove solo una settimana fa gli antagonisti, con probabile regia di Askatasuna, hanno devastato i cantieri dell’Alta Velocità. Le indagini sono ancora in corso per identificare il “Blocco Nero” che ha causato danni milionari oltre a 150 feriti tra le forze dell’ordine. Un’azione che da sinistra hanno cercato di trasformare in un assalto esterno ai movimenti italiani, parlando di “infiltrati” e “gruppi stranieri” ma che dai movimenti oltranzisti hanno rivendicato, benché ci fossero (e ci sono le prove) anche antagonisti stranieri. È stata una vera guerriglia organizzata, con armi improprie ed esplosivi, con equipaggiamenti portati nel bosco nei giorni precedenti per non dare nell’occhio durante il corteo e codici di abbigliamento specifici per identificare i vari gruppi.Manifesto antagonisti E proprio oggi, in occasione della fine del “campeggio”, prima vietato a Susa e poi spostato a Venaus, dove hanno organizzato una 4 giorni di propaganda anti-Stato, spunta il nuovo manifesto violento dal titolo “Tira i sassi non la cinghia, non abbassare la guardia, colpiscila”. L’obiettivo da ferire è rappresentato dalle forze dell’ordine, l’invito è alla violenza. Che accolgono sostenendo come “la non violenza è inefficace, razzista, statalista e patriarcale, strategicamente inferiore, illusoria”. E aggiungono: “Gli aspiranti rivoluzionari devono rendersi conto che il pacifismo è così scialbo e controproducente che un’alternativa diventa fondamentale. Solo allora potremmo soppesare equamente i diversi percorsi di lotta (spero anche in modo più pluralistico e decentrato)”: qui c’è il chiaro invito ad allargare la massa che si mobilita contro lo Stato e di conseguenza anche i confini. Secondo loro, infatti “se vogliamo essere realisti dobbiamo accettare che la rivoluzione è una guerra sociale, non perché ci piaccia la guerra. Ma perché riconosciamo che lo status quo sia una guerra a bassa intensità e che sfidare lo Stato si traduce in un’intensificazione di questa guerra”. È una chiamata alle armi in piena regola, che sta vedendo un’escalation che ricorda, almeno in parte, il clima degli anni di piombo.“Noi siamo in giro e chiamiamo un appuntamento la mattina alle 10 per uscire insieme dal presidio di Venaus. Invitiamo chi può a raggiungerci, invitiamo chi non può venire a mostrare la sua solidarietà No Tav, a stendere un telo o mettere una bandiera No Tav fuori dalla propria casa o luogo di lavoro”, si legge in uno dei comunicati che sono stati diramati ieri per dare appuntamento questa mattina in Valle, dove i cantieri sono costantemente presidiati da agenti in tenuta antisommossa. “Stanno attaccando la valle, lo fanno con i mezzi della polizia e con i mezzi della politica, con l’informazione e con la repressione. In un mondo distopico, ci siamo presi tre giorni per ragionare sull’utopia, per conoscere nuove compagne e compagni e guardare avanti, con la testa in aria ma i piedi a terra. Dobbiamo far girare loro la testa” hanno aggiunto, lasciando presagire un piano già confezionato. “Consigliamo ai suddetti poliziotti armati di discutibili polo e pantaloni skinny di provare l’abbigliamento nero, non sbaglia mai”, scrivono ancora con l’intento di provocare gli agenti, in attesa di capire quale sia l’intenzione di questa mattina. Mentre la Valle è ormai esausta di essere ostaggio di un manipolo di violenti.