Venaus (Torino) – Finita la guerriglia e passato il “supporto” degli antagonisti stranieri, in Val di Susa restano in 50, tutti radunati al presidio No Tav di Venaus. Meno di poliziotti, carabinieri e finanzieri che da giorni presidiano le vie di accesso per identificare chi arriva in valle ed evitare nuove guerriglie dopo quella di una settimana fa al cantiere dell’Alta velocità a Chiomonte. E anche il movimento valsusino prende atto, cancellando la “serata di lotta” prevista per oggi ma dando appuntamento a domani mattina per “uscire insieme dal presidio e far girare la testa” alle forze dell’ordine.
Sarà quindi alle 10 di domenica, probabilmente, il momento di tensione di questo secondo fine settimana di lotta organizzato dai No Tav. Dopo l’assalto di sabato a Chiomonte, con un milione di danni e 124 feriti tra poliziotti, finanzieri e carabinieri, i militanti avevano organizzato un nuovo “campeggio di lotta” da giovedì a domani. Poi sono arrivate le quattro ordinanze firmate dal prefetto Donato Cafagna, che ha “inseguito” i No Tav vietando di campeggiare prima a Susa e Bussoleno e poi a Venaus. Quindi ha proibito le marce in Val di Susa e la detenzione di occhialini, maschere antigas, caschi e passamontagna, in pratica il kit delle centinaia di antagonisti che sabato hanno devastato il cantiere di Chiomonte.












