Di: Davide Maria De Luca, collaboratore RSI dall’Ucraina“È all’incirca dal 20 luglio che nessuna nave entra nei porti ucraini. La situazione è critica”. Dmitro Barinov è il presidente dell’associazione dei porti ucraini e da dieci giorni è costantemente impegnato a lanciare l’allarme sulla situazione nel Mar Nero, di cui, dice, non si discute abbastanza. Il 90 per cento delle esportazioni agricole ucraine, circa 30 miliardi, passa per i porti del Mar Nero: Odessa, Chornomorsk e Pivdenny. Per l’Ucraina, il blocco di queste infrastrutture è una delle crisi più pericolose dall’inizio dell’invasione su larga scala.La Russia ha cambiato tattica“I russi hanno cambiato tattica nelle ultime settimane - spiega Barinov - Se in passato colpivano le infrastrutture portuali e, a volte, le navi già attraccate, ora colpiscono senza riguardo tutte le imbarcazioni che si avvicinano ai porti ucraini”.Dmitro Barinov, presidente dell'Associazione porti ucraini, nel suo ufficio nel centro di OdessaDavide Maria De LucaQuesto cambio di tattica ha mutato completamente la situazione. Se negli anni passati Kiev era sempre riuscita a mantenere aperte le rotte commerciali, in parte grazie agli accordi diplomatici e in parte grazie alle sue vittorie contro la flotta russa, ora gli ucraini si trovano per la prima volta davanti a un autentico blocco navale, anche se mantenuto a distanza.I porti sono aperti, ma c’è la minaccia di missili e droni russiI porti restano aperti, dal lato ucraino non c’è nulla che impedisca alle navi di continuare ad affluire. Ma le compagnie di navigazione e i singoli capitani si rifiutano di attraccare per la minaccia dei missili e dei droni russi. “Non è questione economica - dice Barinov - Nessuno vuole rischiare la vita”.Su un molo di pescatori un ragazzo indica un drone appena colpito dall'antiaerea ucrainaDavide Maria De LucaLa svolta è avvenuta probabilmente lo scorso 19 luglio, quando un missile russo ha colpito la nave cargo Golden Leo, di proprietà turca, uccidendo nove membri dell’equipaggio e il pilota ucraino che era appena salito a bordo per condurla in porto, nonostante l’allarme aereo fosse già entrato in funzione.Il fumo di un incendio causato da un attacco russo contro il porto si alza dietro il Teatro dell'OperaDavide Maria De LucaLe rotte alternative sono insufficientiLe rotte alternative per il grano ucraino sono completamente insufficienti a soddisfare la domanda. I porti che affacciano sul fiume Danubio hanno una frazione della capacità dei porti del Mar Nero. E, in ogni caso, a causa della siccità in Europa centrale, il livello del fiume è così basso che uno dei due principali canali di accesso è stato chiuso al traffico delle imbarcazioni da trasporto. Il porto rumeno di Costanza potrebbe rappresentare un’alternativa, ma le sue infrastrutture operano già a pieno regime con i loro consueti ordinativi: i carichi ucraini finirebbero inevitabilmente in fondo alle priorità.“Siamo un paese esportatore - dice Barinov - Per noi è cruciale riuscire a riaprire i porti”. Come farlo, però, rimane una domanda senza risposta. Le uniche due soluzioni sono un accordo con la Russia affinché sospenda gli attacchi, oppure lo schieramento di tali difese attorno ai porti da rendere inutili gli attacchi russi. Entrambi scenari che al momento non appaiono particolarmente realistici.Agricoltori in cerca di magazzini e depositiNell’attesa che i politici e i militari escogitino una soluzione, nelle campagne ucraine prosegue la stagione del raccolto. Quella del frumento si è ormai quasi completamente conclusa e, con i porti bloccati, lo spazio di magazzini e depositi è diventato uno dei beni più richiesti dagli agricoltori.A una novantina di chilometri da Odessa, in direzione della città di Mykolaiv, Volodymyr Zhitnik, titolare dell’azienda agricola Shevchenko, ci mostra le stalle che una decina di anni fa ospitavano un centinaio di mucche e che oggi ha trasformato in depositi improvvisati. In un capannone sono accumulate decine di tonnellate di frumento da semina, in un altro le lenticchie di un vicino che ha affittato il suo spazio.Uno dei depositi utilizzati da Volodymyr Zhitnik per conservare il grano bloccato nella sua aziendaDavide Maria De Luca“Per il momento abbiamo ancora spazio per tutto, ma quando inizieremo a raccogliere i girasoli, nelle prossime settimane, quello che ci rimane lo finiremo in fretta”, dice Zhitnik.Il problema è che svuotare i depositi è impossibile, a meno di non accettare pesanti perdite economiche. Con i terminal bloccati, l’unico modo di vendere il proprio frumento è quello di rivolgersi a quello che Zhitnik chiama il “mercato nero”: intermediari senza tanti scrupoli che offrono cifre al di sotto del costo: meno della metà dei circa 200 franchi a tonnellata di frumento del listino ufficiale.Volodymyr Zhitnik, imprenditore agricolo di Odessa, possiede 1'800 ettari, ma a causa del blocco dei porti ucraini la sua azienda rischia il fallimentoDavide Maria De LucaCon 1’800 ettari di terreno, l’azienda Shevchenko è considerata di medie dimensioni. Zhitnik possiede circa 200 ettari e il resto sono terreni presi in affitto da circa 350 proprietari, metà abitanti dei villaggi vicini, gli altri seconde generazioni andate a vivere in città. Il blocco dei porti ha significato che, tra le altre cose, Zhitnik non ha potuto pagare gli affitti. Se alcuni possono aspettare, altri non hanno questo privilegio. Zhitnik racconta di una donna da cui prende in affitto una decina di ettari che alcuni giorni fa è venuta a prelevare la sua quota di grano per venderla al «mercato nero». Nonostante la perdita che ha accettato, non poteva più permettersi di aspettare. “Fa paura pensare cosa ne sarà di noi se questa situazione non cambierà. Rischiamo di non essere in grado di sopravvivere”.
Il grano che non riesce a lasciare l’Ucraina - RSI
Grano ucraino bloccato nel Mar Nero: porti aperti ma navi minacciate da missili russi. Gli agricoltori cercano depositi mentre il raccolto avanza.











