Sit in degli ultimi dieci lavoratori socialmente utili che dopo anni hanno ancora un contratto a 14 ore settimanali e ne chiedono l’incremento. Poco più di una quarantina i lavoratori al comune alla fine degli anni ’90, provenienti da aziende in crisi. Secondo titoli di studio e mansioni ricoperte, parte venne applicata negli uffici, parte alla manutenzione ed ai lavori manuali. Dopo il periodo pandemico vennero tutti «stabilizzati». A diversi, venne aumentato il monte ore, secondo le esigenze dell’ufficio in cui vennero applicati. E nonostante la disponibilità ed il vantaggio per gli uffici, dove l’età e la pensione si apprestano a lasciare molti servizi in difficoltà, gli lsu impegnati sono tutti ancora part time, hanno cioè un contratto da 34 ore rispetto alle 36 di un full time. Un esempio per tutti, gli agenti della polizia municipale.

E tutti, dopo anni di precariato, hanno accettato il contratto con due ore in meno, sperando nell’arrivo del full time. Per dieci lavoratori però è andata decisamente peggio: sono quelli che prestano la loro opera manuale in servizi necessari. E a distanza di tanti anni, aspettano ancora un aumento delle ore, magari prima che arrivi la pensione. E non manca molto. Ci sono servizi che da settembre saranno al collasso, come la biblioteca, gioiello e vanto culturale della città. Dopo l’estate rischia la chiusura per la quiescenza della responsabile. Disagi che dirigenti e politica hanno intuito. E nel piano organizzativo comunale, che tra l’altro si occupa anche di programmazione delle risorse umane, hanno cominciato a prevedere l’aumento ore, però per solo tre unità. «Una discriminazione», contestata dall’unione sindacale di base (Usb-funzione pubblica) nel sit in all’esterno del Comune. È stata diffusa una nota, dopo la fumata nera dell’incontro di un mese fa, in cui si evidenzia il «mancato rispetto dell'impegno assunto dall'amministrazione di procedere all'incremento dell'orario di lavoro del personale ex categoria A ed ex LSU stabilizzato con contratto part-time». Duro il commento di Domenico Chinelli e Dario Franco, dell'esecutivo del sindacato, a cui si aggiunge anche quello di Gennaro Mallozzi: «Questa mobilitazione ha consentito di riportare al centro dell'attenzione una questione che riguarda la condizione di precarietà in cui versa una parte del personale. Ora, però, è necessario passare dalle parole ai fatti. Come si può chiedere il rispetto della cultura della legalità, dei diritti e dei doveri quando proprio i diritti e la dignità di una parte dei lavoratori del Comune continuano ad essere mortificati?». L’Usb continuerà la sua azione «fino alla soluzione della vertenza».