«Se otto ore vi sembran poche» cantavano le mondine delle risaie piemontesi per reclamare un limite alla fatica quotidiana del lavoro. Correva l’anno 1906. Centodiciannove anni (119!) dopo la protesta delle mondine, un gruppo di «schiavi del tessile» nel distretto di Prato ha strappato il diritto alle 8 ore di lavoro. E quel traguardo è stato raggiunto a costo di scioperi, picchetti, blocchi stradali. Anche di pestaggi e attentati a suon di bombe. Pare di rivivere l’alba di sangue e violenze della rivoluzione industriale e invece siamo nell’Italia del terzo millennio. L’hanno battezzata la «guerra delle grucce» di Prato e questa è la sua storia.
Prato, la «guerra delle grucce»: scioperi, pestaggi e bombe. Ma alla fine gli schiavi del tessile vincono
A giugno, dopo 72 ore di mobilitazione, 27 imprese cedono e accettano il contratto che prevede 8 ore di lavoro al giorno. Prima si lavorava 12 ore al giorno per 7 giorni. Il sindacato: «Svolta dopo 7 anni di lotta»






