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Ultimo aggiornamento: 18:22

Ancora Prato, ancora nel distretto della moda.

Tante volte ne ho scritto, tante volte ho ascoltato al telefono le voci degli operai e dei delegati sindacali che mi raccontavano le loro storie. Questa volta è diverso. Lo è ogni qual volta vedi con i tuoi occhi le persone. Sto ispezionando queste boite, fabbriche più simili a garage, accompagnato dai corpi e dai volti di questi uomini che mi mostrano i luoghi e i segni del loro sfruttamento. Condizioni di lavoro che mi ricordano le filande di fine ‘800, dove le operaie lavoravano in media 16 ore al giorno.

A Prato, alla confezione San Martino, i lavoratori sono pagati a cottimo, pochi centesimi a capo. Anche se hanno un contratto, a volte lavorano, altre volte – magari per settimane – no: si chiude e loro non ricevono stipendio. Quando lavorano – mi raccontano – sono sfruttati fino 14 ore al giorno. Mi siedo con loro e mi sussurrano che hanno subito minacce, i loro contratti sono nelle mani dei caporali, come sono i caporali a metterli a dormire ammassati dentro sottotetti angusti e camerate multi letto. “Privilegi” che si perdono se si alza la testa. O se perdi tutto. Come è successo a loro.