Dopo la crisi migratoria (quasi del tutto rientrata) di Ceuta, l'Europa vuole blindarsi. Sono 22 in tutto i Paesi che, con Italia e Danimarca come capofila, hanno inviato una lettera all'Unione europea per chiedere una riunione straordinaria in videoconferenza dei ministri dell'Interno. L'obiettivo di questa riunione dovrebbe essere una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una "risposta europea coordinata". Che tipo di risposta? I 22 partner europei hanno un'idea: quella di tornare, almeno per un po', ai controlli alle frontiere, superati dal trattato di Schengen, se necessario. I ministri degli Interni, si legge nel documento, "dovrebbero esaminare un rafforzamento del sostegno di Frontex (l'agenzia europea che si occupa delle frontiere, ndr) e valutare l'efficacia della cooperazione dell'Unione europea con il Marocco". Quest'ultimo riferimento riguarda il fatto che si teme che la pressione migratoria su Ceuta non sia stata sufficientemente contrastata da Rabat. E sia motivata dal voler compiacere Donald Trump e vendicarsi con la Spagna per alcune tensioni che i due Paesi hanno avuto in precedenza.

Si brancola nel buio: non è ancora chiaro se effettivamente si tratti di una mossa architettata dal Marocco contro il governo spagnolo, oppure a spingere un numero così grande di migranti a spostarsi verso una zona sotto il controllo di Madrid sia stata una recente sentenza delle Corte suprema spagnola che limita i respingimenti immediati da Ceuta. Ciò non vuol dire che chi arriva a Ceuta possa rimanere in Spagna, ma solo che ci servano dei tempi e delle procedure prima del rimpatrio. Molte cancellerie europee comunque propendono per la seconda opzione. Questa tesi è stata valutata anche da Madrid, che però ritiene che semmai siano i trafficanti di esseri umani ad aver interpretato male la decisione del giudice. Quel che è certo, come vedremo dai numeri, è che in entrambi i casi non si può parlare di emergenza ingovernabile per l'Unione europea.