È la tecnologia di riflessione solare. Seicento scienziati hanno chiesto il divieto al progetto. Tra i rischi l'alterazione dei modelli meteorologici e mancano informazioni sulle conseguenze per la respirazione umana

La geoingegneria torna a far parlare di sé. Dopo le scie chimiche e i droni che fanno piovere, ora la Stardust Solutions - startup israeliana fondata nel 2023 - vuole combattere il riscaldamento globale rilasciando in cielo milioni di tonnellate di particelle in grado di riflettere piccole quantità di luce solare. Giovedì 14 Maggio, per dimostrare quanto queste polveri siano naturali, biodegradabili e non dannose, l'azienda ne ha rivelato la composizione alla stampa nonostante fosse originariamente protetta da accordi di riservatezza: silice amorfa (un addensante naturale usato come additivo nell’industria alimentare e in cosmetica, soprattutto come strutturante per capelli) e carbonato di calcio, presente nei gusci d'uovo e nel calcare. Proprio per la loro sostenibilità, le particelle non si accumulerebbero nel suolo o negli oceani. La tech company, guidata da scienziati e ricercatori appartenuti al programma nucleare israeliano, ha provato (finora solo in laboratorio) che sarebbe funzionale disperdere le particelle ad alta quota perché rifletterebbero la luce solare verso l’alto, raffreddando la Terra.