All'alba, nelle campagne inglesi, la bruma potrebbe presto diventare il palcoscenico di un esperimento dal sapore fantascientifico: minuscoli droni rilasceranno nell'aria una lievissima carica elettrica con l'obiettivo di rendere le nubi più capaci di riflettere la luce solare.

Non è una scorciatoia miracolosa contro il riscaldamento globale, ma un tentativo di verificare se sia possibile aumentare l'albedo atmosferico senza ricorrere a sostanze chimiche, sfruttando unicamente l'elettricità naturale. Il progetto, battezzato BrightSpark, è guidato da Giles Harrison, professore di fisica dell'atmosfera alla University of Reading.

Inserito in un più ampio portafoglio da 56,8 milioni di sterline dell'Advanced Research and Invention Agency (ARIA) dedicato a diverse ipotesi di raffreddamento climatico, BrightSpark ha ricevuto circa 1,9 milioni di sterline per esplorare questa via innovativa.

Il cuore dell'iniziativa risiede nell'interazione fra cariche elettriche e microfisica delle nuvole. Le nubi regolano il bilancio energetico terrestre: riflettono la radiazione solare, ma al contempo intrappolano calore. La loro risposta ai cambiamenti atmosferici resta una delle sfide di modellazione più complesse segnalate dall'IPCC per le proiezioni climatiche.