Togliere cemento dove possibile, usare pavimentazioni meno calde e, soprattutto, restituire spazio alla natura, fatalmente esclusa negli ultimi decenni dalle nostre città. Un’altra strada è possibile per contrastare la crisi climatica e le ondate di calore, sempre più frequenti e sempre più intensi. Con effetti immediati sulla vivibilità e una riduzione delle temperature fino a 4 gradi. La “ricetta” per le metropoli del futuro arriva dal progetto Mirificus (è l’acronimo di Monitoraggio degli Interventi di RIForestazione per l’Isola di Calore Urbana tramite i Satelliti), che coinvolge l’Isprae l’Istituto per la BioEconomia del Cnr, con il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Ed è bastato, si fa per dire, simulare interventi ad hoc in alcune aree di Roma e Firenze - l’introduzione di pavimentazioni che non trattengono calore, la realizzazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuovi alberi – per verificare, almeno sulla carta, un calo netto delle temperature nelle ore più calde della giornata. L’esperimento coinvolge Settecamini, nel quadrante orientale della Capitale, e l’area Mercafir/Piazza Artom di Firenze, esempi considerati paradigmatici perché si tratta di aree metropolitane molto cementificate, e tendenti a situazioni di potenziale degrado. “Nello scenario progettuale introduciamo interventi mirati di ripavimentazione, depavimentazione parziale, superfici verdi e nuove alberature. – spiega a Green&Blue Michele Munafò, responsabile del progetto per Ispra – Non immaginiamo trasformazioni radicali della città, come demolizioni o grandi ridisegni urbanistici, preferendo lavorare invece su aree già fortemente artificializzate, selezionate proprio perché rappresentative degli hot-spot urbani: spazi industriali, parcheggi, grandi superfici asfaltate, scarsa vegetazione e alta esposizione alla radiazione solare”.










