Roma, 6 lug. (askanews) – Portare la copertura arborea urbana al 30% può ridurre la temperatura dell’aria fino a 1,5 °C nelle aree più esposte, mentre un aumento del 10% di chiome garantisce cali medi di circa 0,8 °C. Le zone senza alberi hanno fino a cinque volte più probabilità di superare le soglie critiche di stress termico, proprio nelle ore pomeridiane più calde. Di fronte a questi dati, l’Associazione dei Florovivaisti Italiani-Cia chiede che il verde sia riconosciuto come vera infrastruttura di raffrescamento pubblico, al centro delle politiche climatiche di città e campagne.
Per questo i Florovivaisti Italiani-Cia propongono di destinare in modo strutturale una quota dei proventi del mercato europeo delle quote di emissione (ETS) a programmi di forestazione urbana diffusa, alla creazione di micro-oasi verdi e tetti vegetali per isolare passivamente gli edifici e ridurre l’uso dei condizionatori, e allo sviluppo di sistemi di gestione idrica sostenibile che aiutino le piante urbane e rurali a superare i periodi di siccità. Il cambiamento climatico corre veloce: le piante non sono un accessorio, ma la materia prima viva con cui costruire lo scudo climatico delle nostre città e tutelare la salute dei cittadini.













