Un dispositivo essenziale, nato tra Torino e l'Olanda, ideato da un gruppo di giovanissimi – tutti 24enni – per alimentare i satelliti che fanno funzionare le telecomunicazioni, svelano che tempo farà domani e ci connettono con il mondo: tra gli addetti ai lavori è chiamato con il nomignolo di “Girasole spaziale” e alimenta con l’energia solare i satelliti in orbita geostazionaria. Nel gergo tecnico è noto come “SARA Pro” ed è stato sviluppato tra l'università di Delft, nei Paesi Bassi, e il Politecnico di Torino, da quattro ingegneri aerospaziali, italiani e polacchi, che hanno dato vita alla start-up Revolv Space. “All'epoca eravamo studenti universitari e giovani lavoratori alle prime esperienze. Abbiamo analizzato a fondo il mercato spaziale e ci siamo accorti che esistevano tecnologie avanzatissime per i satelliti istituzionali — quelli giganti, molto costosi e pesanti tonnellate — ma non c'era nulla di simile per i satelliti più piccoli e commerciali che stavano nascendo proprio in quel periodo”, spiega Marco Sala, Co-founder e Ceo di Revolv Space. I satelliti delle telecomunicazioni degli Anni 80 e 90, infatti, pesavano tonnellate. Oggi, invece, i satelliti privati pesano al massimo qualche centinaio di chili. Il soprannome di "Girasole spaziale” dà subito il senso di questa tecnologia così innovativa. “Tradizionalmente, i piccoli satelliti utilizzano pannelli solari fissi. Poiché devono compiere manovre complesse, mentre ruotano intorno alla Terra, non sempre i pannelli sono orientati correttamente verso il Sole. Di conseguenza, l'energia a bordo è limitata. Il sistema che abbiamo inventato e brevettato, invece, permette ai pannelli solari di ruotare autonomamente per inseguire il Sole stesso. Questa caratteristica garantisce, in media, il doppio dell'energia disponibile a bordo. Così, chi opera la missione non deve più preoccuparsi del budget energetico per far funzionare il satellite”, evidenza il Ceo di Revolv Space. I sistemi di Revolv Space, infatti, orientano i pannelli verso la sorgente solare per produrre energia in modo continuo e stabile senza mai fermarsi. Ruotano nello spazio per decine di migliaia di volte, in assenza di atmosfera e sfidando escursioni termiche di più di 100°C per tutta la missione, che può durare tra i 5 e i 7 anni. Aggiunge Sala: “Il nostro prodotto, ‘Sara Pro’, è il meccanismo centrale, composto da parti meccaniche ed elettroniche che permettono la rotazione del pannello. Revolv Space si occupa dei componenti e dei sistemi necessari a generare la potenza all'interno dei satelliti. Mettiamo insieme i pezzi del puzzle: l'ala solare, il meccanismo di rotazione e la gestione della potenza”. Vista l'importanza dei satelliti per la nostra vita quotidiana sulla Terra, è evidente che questi strumenti devono essere sempre operativi e perfettamente funzionanti. Ma in caso di guasto che succede? Possono essere riparati? E' qui che entra in campo il cosiddetto “in-orbit servicing”, l’insieme delle operazioni di ispezione e manutenzione eseguite direttamente nello spazio. Tra i pochi operatori europei in grado di svolgere questo compito così complesso c'è un’altra azienda: è la francese Infinite Orbits, che ha scelto i dispositivi di Revolv Space proprio per operare con il grado di certezza più elevato: l’obiettivo è disporre di energia elettrica in modo costante. “Arrivare in orbita Geo con Infinite Orbits è un punto di svolta ed è entusiasmante. Significa prendere ciò che abbiamo dimostrato nelle orbite più basse e portarlo in uno degli scenari più impegnativi che esistano. L’in-orbit servicing è la direzione verso cui si sta muovendo l’infrastruttura spaziale: noi vogliamo essere il partner che trasforma energia solare in potenza su cui i produttori di satelliti possono contare e che possono usare per le missioni più ambiziose”, evidenzia Filippo Oggionni, Chief Commercial Officer e Co-Founder di Revolv Space. Infinite Orbits gestisce missioni complesse, in cui opera come una sorta di "meccanico dello spazio”. In scenari simili il satellite deve ruotare e spostarsi continuamente e il “Girasole” di Revolv Space garantisce che i pannelli restino sempre puntati verso il Sole, azzerando il rischio che il satellite si spenga per esaurimento improvviso dell'energia. “Ogni satellite monta solitamente due meccanismi - uno a destra e uno a sinistra -, ognuno dei quali gestisce un'ala composta da due o tre pannelli solari. Revolv Space si concentra in modo iper-specializzato sulla prima parte: ricevere la luce, convertirla in elettricità e trasferirla in modo sicuro all'interno del satellite, dove viene stoccate nelle batterie. La nostra innovazione è soprattutto nell'approccio industriale. I vecchi sistemi tradizionali venivano realizzati in pochissimi pezzi, altamente customizzati e con tempi di consegna di circa due anni. Noi ci rivolgiamo ad aziende private che hanno logiche commerciali stringenti: chiedono tempi di consegna di pochi mesi e costi ridotti e per questo motivo abbiamo utilizzato soluzioni mutuate dal settore automotive. Questo approccio ci permette di avere una filiera molto più snella, veloce ed economicamente competitiva”, spiega ancora Sala. L'innovazione, in questo caso, non è solo tecnologica, ma anche culturale. In passato i satelliti venivano concepiti per essere usa e getta: terminata la missione, finivano nella discarica spaziale. L’in-orbit servicing, invece, ribalta questa logica per mantenere operativi i satelliti e allungarne così la vita. “I nostri clienti sono i costruttori di satelliti principalmente in Europa e Stati Uniti e devono lanciare grandi costellazioni per offrire servizi su larga scala. Ci sono un paio di grandi aziende tradizionali che offrono sistemi simili, ma sono tarate su vecchie logiche istituzionali. Noi siamo entrati sul mercato con una flessibilità e una visione industriale completamente diverse, ed è questo che ci sta premiando”.