“Ci sono tre principali fonti di energia a nostra disposizione oggi: combustibili fossili, energia nucleare ed energia solare. Tra questi, l'energia solare è fondamentale per la sopravvivenza continua dell'uomo sulla terra”. Così scriveva su Science nel 1968 Peter E. Glaser, l’inventore del concetto di Solar Power Satellite, ovvero la centrale solare spaziale capace di raccogliere energia solare in orbita e di trasmetterla via microonde verso la Terra.

A distanza di oltre cinquant’anni la comunità scientifica sostiene che finalmente i pannelli solari spaziali (SBSP) sono un’opzione percorribile.

Ad agosto un gruppo di ricercatori del King’s College London e dell’Università di Xi'an Jiaotong ha pubblicato sulla rivista scientifica Joule uno studio che confermerebbe la possibilità, per l’Europa, di compensare fino all'80% dell’attuale produzione energetica eolica e solare, e ridurre l'utilizzo delle batterie di oltre il 70%, entro il 2050, “mantenendo comunque essenziale l’uso dell’idrogeno per l’equilibrio stagionale”.

In pratica si potrebbe accedere a una fonte energetica rinnovabile affidabile e costante, eliminando le attuali debolezze del mix energetico europeo e promuovendo una transizione sostenibile net-zero più agevole.