Una vincita da record, due matrimoni e una battaglia legale tra due donne che non si sono mai incontrate. La vicenda, riportata da Repubblica, coinvolge un camionista padovano all’epoca 49enne, che nel 2019 aveva vinto 220 milioni di euro al Superenalotto in una giocata durante una trasferta di lavoro a Lodi. A seguito della vincita, l’uomo ha stravolto la propria vita lasciando il proprio lavoro, cambiando casa e auto e investendo il resto del denaro. Poco dopo anche il divorzio dalla moglie, una 53enne addetta alle pulizie residente nel Varesotto, con la quale era già in crisi da tempo. Con la donna è stato concordato un assegno divorzile da 6.300 euro al mese. Il 49enne ha poi ritrovato l’amore con una donna di 37 anni originaria di Chieti con cui si è sposato il 24 luglio 2025. Successivamente i due si trasferiscono insieme a Padova.

Il 28 giugno 2026 l’ex camionista muore improvvisamente. In assenza di figli o altri eredi legittimi come genitori o fratelli, la seconda moglie è diventata l’erede universale del patrimonio. Ma con la morte dell’uomo si sono interrotti anche i versamenti mensili nei confronti della prima moglie, che a quel punto si è rivolta a dei legali per tutelare i propri diritti. La richiesta si basa sull’articolo 9-bis della legge sul divorzio, che prevede, dopo la morte dell’ex coniuge tenuto al mantenimento, la possibilità per il tribunale di riconoscere un assegno a favore di chi già percepiva l’assegno divorzile ed si trova in uno stato di bisogno. Non è quindi un trasferimento automatico dell’obbligo, ma servono condizioni precise che l’ex coniuge deve dimostrare e che il giudice valuterà anche a seconda di quanto veniva versato in vita, delle reali necessità della richiedente, di un’eventuale pensione di reversibilità e della situazione economica dell’erede.