Le crisi del Mar Rosso, del Corno d’Africa e di Hormuz stanno convergendo in un unico spazio strategico, dove infrastrutture energetiche, rotte commerciali e logistica sono diventate parte della competizione regionale. La questione Houthi prende una dimensione sempre più centrale e semiautonoma

L’attacco con un drone contro la Fsru Energos Winter e la metaniera Gaslog Salem nel porto egiziano di Damietta potrebbe rappresentare uno spartiacque nella geopolitica corrente nell’Indo-Mediterraneo. Se finora la pressione sulle infrastrutture critiche era rimasta concentrata tra lo Stretto di Hormuz e Bab el-Mandeb, colpire un terminale affacciato direttamente sul Mar Mediterraneo e strettamente connesso al Canale di Suez conferma con forza che il teatro della competizione è già esteso ben oltre i confini mediorientale.

L’analista Francesco Sassi spiega che non si tratta soltanto di un nuovo episodio della crisi regionale, ma di un possibile passaggio di fase. Per Sassi, post-doc alla University of Oslo e consulente della Farnesina per la sicurezza energetica, l’attacco di Damietta potrebbe infatti segnare una “red line” nella geopolitica energetica del Medio Oriente, fondendo diversi focolai di tensione in un’unica area di confronto, dove infrastrutture energetiche, trasporti marittimi e sicurezza diventano obiettivi della stessa competizione strategica.