Pubblicato il: 01/08/2026 – 6:55

di Giorgio Curcio

MELBOURNE La storia parte da un forno per le pizze e termina su una pista di terra battuta in Papua Nuova Guinea, davanti a un Cessna finito contro gli alberi perché appesantito da oltre mezza tonnellata di cocaina. In mezzo ci sono un ristorante, un matrimonio, un’attività di onoranze funebri, i debiti di gioco, i telefoni criptati e una rete di rapporti familiari che il processo australiano non era chiamato a ricostruire fino in fondo. È la storia dell’uomo indicato con il nome di fantasia di “Jack Eliott”, uno dei protagonisti del progetto del «black flight», il volo clandestino organizzato per trasportare in Australia centinaia di chili di cocaina. Il 39enne è stato condannato a 22 anni di carcere, con un periodo minimo di 13 anni prima di poter chiedere la libertà condizionale. Secondo i giudici, Eliott e Aiden Khodher furono figure centrali nella cospirazione durata circa due anni e culminata nel fallito viaggio del 26 luglio 2020. Ma prima dell’aereo, dei depositi bancari frazionati e dei cellulari cifrati c’era stata una vita apparentemente ordinaria. Una vita costruita soprattutto intorno alla cucina e alla famiglia della futura moglie.