Pubblicato il: 26/07/2026 – 10:30
di Giorgio Curcio
Nel primo capitolo della vicenda abbiamo ricostruito il «black flight» da 548,6 chili di cocaina: il volo clandestino partito dall’Australia, il carico imbarcato in Papua Nuova Guinea e il Cessna rimasto piantato nel fango dopo avere mancato il decollo. Un’operazione internazionale preparata per quasi due anni, attraverso false identità, telefoni criptati, piste controllate in anticipo e un camion modificato per nascondere la droga. Ma lo schianto dell’aereo e le pesanti condanne pronunciate dalla County Court of Victoria raccontano soltanto una parte della storia. La sentenza individua chi coordinò il piano, chi ne curò gli aspetti operativi e chi finanziò almeno alcune delle spese. Non ricostruisce, invece, fino in fondo la provenienza dei capitali e la rete eventualmente collocata alle spalle dell’organizzazione. È seguendo questa traccia che emergono i legami familiari con gli ambienti della ’ndrangheta di Melbourne e, sullo sfondo, le ipotesi mai confermate giudiziariamente riemerse attorno all’omicidio di John Latorre.
«È il boss, non posso dire niente»
«Che boss, eh?». Il tono sembra sprezzante, quasi sarcastico. Poi arriva la precisazione che cambia il senso dell’intera conversazione: «È il boss, non posso dire niente». A parlare è Aiden Khodher, uno degli uomini coinvolti nel traffico. Il “boss” è invece “Jack Eliott” – nome di fantasia ripetiamo e imposto per ragioni giudiziarie – condannato a 22 anni di carcere e indicato dal tribunale come il finanziatore di almeno una parte dell’operazione. La sentenza ne colloca il ruolo ai livelli superiori dell’organizzazione, ma non ricostruisce fino in fondo la provenienza dei capitali né l’eventuale rete alle sue spalle. La conversazione intercettata risale al 22 luglio 2020, quattro giorni prima del volo concluso con lo schianto del Cessna nella vegetazione della Papua Nuova Guinea. Quella mattina “Eliott” si era presentato in una filiale della Westpac Bank e aveva depositato 3.750 dollari come pagamento parziale per il pilota incaricato di effettuare uno dei voli di supporto. Mancavano ancora 6.250 dollari e il ritardo aveva provocato la reazione di Khodher.







