VENEZIA - La chiamata da Dubai è arrivata alle cinque del mattino italiane, quattro giorni fa, ma in tre parole si è fatta subito perdonare l’orario: “Lo abbiamo preso”. Un lavoro meticoloso, pressante, che da Venezia ha portato a Roma e quindi agli Emirati arabi, per mettere finalmente in carcere uno dei maggiori trafficanti di cocaina che, in tempi recenti, abbiano riempito di droga le strade del nordest - e non solo. Trentanove anni, origini albanesi, ma a lungo residente a Noale, l'uomo era finito nei radar della polizia di Stato nel 2016, nell’ambito dell’inchiesta che scoperchiò la sua rete di distribuzione, un giro capace di movimentare chili e chili di stupefacente, spacciata nel Veneziano, tra cui Mestre, Scorzè, Noventa di Piave e Jesolo, e nella Marca trevigiana, dopo essere arrivata dall’Olanda e dall’Albania.

Sgominata la rete di distribuzione della droga, il 39enne albanese, uno dei vertici dell’organizzazione, era riuscito a scamparla, nonostante a suo carico ci fossero accuse di traffico e di compravendita - pochi, specifici capi d’imputazione, eppure significativi per le quantità prese in considerazione, a riprova di un ruolo centrale nel gruppo, radicatissimo nella provincia di Venezia. Poi c’erano state le due condanne, definitive, per otto anni e 7 mesi, ma nel 2019 il “broker” della cocaina si volatilizzò nel nulla, riuscendo a far perdere le sue tracce, sicuramente oltre confine.