VENEZIA - È bastato seguire i suoi passi, o meglio, quelli della moglie, per arrivare fino a lui. Dopo più di quattro anni di latitanza, il “boss della cocaina” Kol Bushpepa è stato rintracciato e arrestato a Tirana, dove si nascondeva dal 2022.
A tradirlo non è stato un errore clamoroso, ma una scia di viaggi ripetuti sempre negli stessi luoghi, con auto cambiate di continuo, organizzati senza telefonate. Briciole sparse dalle persone più care al latitante e che gli investigatori della Squadra mobile di Venezia, capitanati dal dirigente Eugenio Masino, non hanno smesso di raccogliere per anni.
Così, nei giorni scorsi nella capitale albanese è scattato l’arresto. Decisivo è stato anche il coordinamento con le autorità estere, che hanno aiutato gli agenti veneziani a monitorare il contesto in cui Bushpepa si muoveva. Su di lui pendeva una ricerca internazionale, con un mandato diffuso tramite Interpol, dopo che nel 2022 era sparito nel nulla subito dopo la condanna definitiva a 5 anni 3 mesi e 10 giorni di reclusione per “organizzazione criminale” e “traffico di stupefacenti”.
Gli investigatori, da allora, non hanno mai smesso di cercarlo. In particolare si sono concentrati sulle abitudini e gli spostamenti della moglie, che negli ultimi anni aveva più volte raggiunto l’Albania, anche di recente. Viaggi mai uguali, organizzati nel dettaglio, con cambi di auto all’ultimo momento, percorsi sempre diversi e l’appoggio di una rete di persone fidate che la aiutavano a non dare nell’occhio. Proprio questi spostamenti sospetti hanno permesso di ipotizzare che Bushpepa si nascondesse in l’Albania, a Tirana. Una volta individuato il luogo in cui si rifugiava, le autorità veneziane hanno chiesto a quelle albanesi di intervenire, bloccando l’uomo e mettendo fine alla sua fuga.






