Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus: "Niente lacrime di rassegnazione" .Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguici"Ci ha lasciati un padre, un uomo a suo modo visionario", un "prete matto e borderline che non si è mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi che ha incontrato nella sua vita". Con queste parole Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus, saluta Don Mazzi. La Fondazione vocata ai giovani e al recupero dalle dipendenze era nata da un’idea che per i tempi non era così convenzionale: i tossicodipendenti venivano curati, infatti, soprattutto dentro le comunità.

L’idea del "prete matto" era invece diversa: mettersi in cammino con i ragazzi più fragili, senza isolarli dal mondo. Nasce così, nel 1985, “la carovana“: modello di pedagogia itinerante, che mira a intercettare i ragazzi in strada. Nel 1989 aprì uno sportello "SOS" alla Stazione Centrale di Milano, replicato anche a Napoli e Roma. Il 9 agosto 1996, il Progetto Exodus si trasformò, appunto, in Fondazione Exodus, con una trentina di centri in Italia e all’estero.

"Amava ripetere che non era stato lui a salvare i ragazzi, ma che erano stati proprio i suoi ragazzi difficilì a salvare lui. Non lo piangiamo con rassegnazione, ma faremo festa per lui, continuando a portare avanti la sua missione con quella stessa passione, determinazione e quella sana follia che lui ci ha trasmesso fino all’ultimo giorno" aggiunge Taverna.