La guerra in Ucraina è diventata il più grande laboratorio militare e d’intelligence del continente. Da oltre quattro anni, eserciti e servizi segreti occidentali osservano il conflitto non soltanto per sostenere Kyjiv, ma anche per imparare. Dall’impiego massiccio dei droni alla guerra elettronica, fino alle operazioni clandestine in profondità sul territorio nemico, poche guerre recenti hanno prodotto un’accelerazione tecnologica e operativa paragonabile. C’è però un’altra lezione, forse ancora più importante: capire di nuovo la Russia.

L’invasione del 24 febbraio 2022 ha infatti messo in luce un limite che molte intelligence europee hanno riconosciuto solo a posteriori. Dopo la Guerra fredda il baricentro si era progressivamente spostato verso il terrorismo jihadista, il Medio Oriente, il Sahel, la Cina e il cyberspazio. Mosca era rimasta un dossier importante, ma non più prioritario. Il risultato è stato un progressivo impoverimento di competenze, reti e capacità di analisi proprio sul Paese che sarebbe tornato a rappresentare la principale minaccia convenzionale per l’Europa.

Non è un caso se, mentre Stati Uniti e Regno Unito resero pubbliche già nell’autunno del 2021 le proprie valutazioni sull’imminenza dell’invasione russa, diversi governi europei continuarono a considerare il massiccio concentramento di truppe ai confini ucraini come una forma di pressione politica più che il preludio di una guerra su vasta scala. Quel fallimento di analisi ha lasciato un segno profondo nelle comunità d’intelligence del continente.