La guerra in Ucraina non si combatte soltanto nelle trincee del Donbass o lungo la linea del fronte. Accanto ai missili, ai droni e alle operazioni militari, esiste un altro spazio di conflitto: quello cognitivo. È il terreno dove la Russia cerca di influenzare percezioni, orientamenti politici e consenso pubblico, trasformando la disinformazione in uno strumento strategico per indebolire l’avversario. È questa la tesi al centro del nuovo rapporto congiunto del Servizio europeo per l’azione esterna e dell’ucraino Center for Countering Disinformation, dedicato alle operazioni russe di disinformazione contro il percorso europeo di Kyjiv. Il documento descrive come Mosca stia cercando di ostacolare l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione europea non soltanto attraverso la pressione militare, ma anche attraverso una campagna informativa strutturata.
Il punto di partenza è politico: per il Cremlino, un’Ucraina democratica, stabile e integrata nell’Unione europea rappresenterebbe una sconfitta strategica del progetto imperiale russo nello spazio post-sovietico. La narrazione del «mondo russo» e dell’influenza di Mosca sui Paesi vicini perderebbe infatti credibilità se Kyjiv riuscisse a consolidare il proprio ancoraggio occidentale. Per questo la Russia ha sviluppato una serie di messaggi volti a delegittimare sia il processo di adesione all’Unione europea sia il rapporto tra Ucraina e partner occidentali.










