La guerra della Russia contro l’Ucraina non è ancora finita perché è la Russia a continuare a combatterla. È scioccante, anche se purtroppo non sorprendente, che nella quinta estate dall’escalation del 2022 voluta dall’aggressore, e a dodici anni dalla prima invasione russa dell’Ucraina, commentatori, studiosi e politici senza scrupoli continuino a offrire “soluzioni” per risolvere un “conflitto”, capovolgendo la realtà, ignorando i fatti fondamentali e riciclando le menzogne del Cremlino.
Invocare sangue, fatica e lacrime sarebbe decisamente fuori moda e non il modo migliore per farsi degli amici di questi tempi. Perché allora non chiedere “diplomazia”, una scelta sempre sicura? Parlare non è forse meglio che uccidere? Questo espediente retorico induce ad aderire a un’affermazione che nessuno metterebbe in discussione, mentre introduce silenziosamente manipolazioni insidiose.
Mosca semina false premesse attraverso un linguaggio apparentemente innocuo, che entra nel dibattito pubblico per ripetizione distratta o per deliberata amplificazione. L’invasione russa viene ridotta a una «guerra in Ucraina». Il progetto neo-imperiale di Mosca viene presentato come un legittimo «interesse di sicurezza». E il rifiuto dell’Ucraina di lasciarsi massacrare finisce per apparire come un ostacolo alla pace. Bastano pochi fili narrativi accuratamente scelti per far apparire umani l’occupazione russa, le camere di tortura e le fosse comuni, e per far sembrare irresponsabile l’autodifesa.









