La guerra della Russia all’Ucraina e all’Europa ha portato trasformazioni impreviste nella tecnologia militare. Kyjiv, com’è noto, ha fatto dei droni il simbolo della propria resistenza: ha costruito un’industria militare quasi dal nulla, rivoluzionando il modo di combattere sul fronte e costringendo Mosca a inseguirla sul terreno dell’innovazione.

Il Cremlino invece ha allargato ancora il suo arsenale di guerra ibrida, tutta quella zona grigia di intervento in cui rientrano propaganda, disinformazione, attacchi cyber e molto altro. In questo campo non servono trincee, non servono nemmeno i droni. È una guerra cognitiva ed è il nuovo campo di battaglia su cui si sta misurando l’Ucraina.

Qualche giorno fa alcuni dei principali dirigenti civili e militari ucraini – tra cui esperti di comunicazione strategica, cybersicurezza, intelligence – si sono riuniti nella capitale Kyjiv per discutere la nuova priorità strategica dei prossimi mesi: colpire il sostegno interno alla guerra in Russia e ridurre la capacità del Cremlino di proseguire il conflitto. All’evento hanno partecipato le giornaliste Carlotta Gall e Oleksandr Chubko, che hanno realizzato un reportage per il New York Times. A organizzare l’incontro è stata Maria Berlinska, una delle figure più influenti dell’innovazione militare ucraina. Ex volontaria nel Donbas nel 2014, è considerata una pioniera dell’impiego dei droni nell’esercito ucraino. Con la sua organizzazione Victory Drones ha formato migliaia di piloti e contribuito allo sviluppo dell’industria tecnologica della difesa ucraina. Oggi ha fondato una nuova organizzazione, Victory Neurones, dedicata alla guerra delle informazioni. «Le guerre iniziano e finiscono non nelle trincee, ma nella testa delle persone», ha detto aprendo i lavori. Una frase che riassume la convinzione maturata da una parte della leadership ucraina: i droni hanno cambiato il modo di combattere, ma da soli non basteranno a vincere.