L’attacco russo con droni e missili contro Kyjiv nella notte tra l’1 e il 2 luglio è stato finora il più grande attacco terroristico condotto dallo Stato russo contro infrastrutture civili nella capitale ucraina. Ma questa azione del Cremlino modifica ben poco il quadro generale della guerra. Al contrario, i recenti attacchi ucraini contro impianti energetici russi a San Pietroburgo, Mosca e in altre località hanno cambiato la percezione globale della guerra tra Russia e Ucraina. Se ne sono accorti soprattutto gli osservatori al di fuori dell’Europa: fin qui in pochi mettevano in dubbio la presunta schiacciante superiorità della Russia.
Le immagini degli spettacolari attacchi condotti da droni a lungo raggio e missili da crociera ucraini contro raffinerie di petrolio, impianti di lavorazione del gas e altre infrastrutture russe rappresentano un grave motivo d’imbarazzo per il Cremlino, sia all’interno sia all’esterno della Russia. Il numero crescente di video che mostrano enormi esplosioni e incendi nella parte europea del Paese sta incrinando l’immagine, sia esterna sia interna, della Russia come una delle maggiori potenze militari del mondo e della storia.
Ancor più del danno d’immagine subito da Mosca, a fare la differenza sono i risultati materiali sempre più evidenti della molteplicità di successi ottenuti dalle forze armate ucraine nelle retrovie russe. Fino a poche settimane fa non era del tutto chiaro quale fosse la logica, la portata e l’efficacia della nuova strategia ucraina di attacchi a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche e, più in generale, economiche della Russia. Da diversi mesi esisteva una documentazione visiva di attacchi ucraini sempre più profondi e precisi contro obiettivi militari e industriali nell’entroterra russo. Eppure, fino a poco tempo fa prevaleva l’idea che, per quanto spettacolari sul piano visivo, questi successi costituissero soltanto punture di spillo per una Russia così potente. Considerate le dimensioni, la diffusione sul territorio, la solidità, la capacità di riparazione e le ridondanze del vasto sistema russo di raffinazione, trasporto e stoccaggio dei carburanti, si riteneva che le «sanzioni a lungo raggio» ucraine difficilmente avrebbero cambiato il corso della guerra.








