Sceneggiare per non litigare. Anzi, meglio, sceneggiare per poter litigare. In pace. Con il padre Ettore Scola, la figlia Silvia racconta di aver stabilito questo patto singolare, quasi uno stratagemma, che le ha permesso di imparare il mestiere dal migliore dei maestri, ma anche di dribblare certi spigoli che magari per altri era difficile accettare: «Ho sempre detestato il set, mi sembrava un caos assoluto, una realtà parallela, mi dicevano sempre “andiamo a trovare papà”, poi in realtà, sul set, papà era l’ultima persona con cui potevamo stare, perché aveva mille cose da fare. Insomma, per me era solo un incubo, ritrovarmi in mezzo ai piedi di un sacco di persone che lavoravano alacremente». La scrittura è stata, da subito, tutt’altra cosa: «Mio padre – spiega Silvia Scola – ha iniziato prestissimo a darci da leggere le sceneggiature, e io mi sono subito appassionata». Questa sera, nell’appuntamento finale della rassegna di cinema itinerante «Immaginario festival», promossa dalla Fondazione Cinemovel, sarà proiettato, in omaggio a Ettore Scola, nel decennale della morte, il film Ridendo e scherzando, ritratto dell’autore firmato dalle figlie Paola e Silvia, realizzato nel 2015: «È un racconto della sua carriera, con lui protagonista».
Silvia Scola: “Quante liti sul set con papà Ettore Faceva scappare tutti i miei fidanzati”
La figlia ricorda il regista nel decennale della morte: «Era molto brusco, ma anche integro»








