Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul fatto che il controllo della Bpm fosse scappato di mano ai suoi sponsor leghisti al governo, oggi dovrebbe esserseli tolti definitivamente. Cacciare Unicredit in nome dell’italianità più italiana di Unicredit, ha comportato un prezzo da pagare: la calata indisturbata dei francesi che oggi tirano le fila del discorso sulla banca milanese. “Con il 29,3% di di Bpm, siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi. Ma ovviamente non siamo gli unici a prendere le decisioni”. Sarebbe ovvio, ma i vertici del Credit Agricole hanno dovuto spiegarlo alla stampa francese venerdì mattina: da settimane si inseguono indiscrezioni sul progetto di nozze in dirittura d’arrivo tra Milano e il Monte dei Paschi di Siena, a sua volta assediato da Intesa Sanpaolo.
Prima dell’avanzata di Carlo Messina, l’operazione era stata approvata oltralpe, ma alla luce dell’offerta più ricca che Intesa ha presentato per Mps, difficilmente si potrebbe fare un matrimonio alternativo senza danneggiare l’Agricole. Da qui, nel giorno in cui la banca francese annuncia conti record per il semestre, le domande insistenti dei giornalisti su cosa stesse accadendo dal nostro lato delle alpi. Tanto che dall’amministratore delegato Olivier Gavalda è arrivato un brusco stop: “Non abbiamo ricevuto alcun progetto, né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Bpm” e, di conseguenza, “non siamo in grado di dire se questo progetto potrebbe creare valore per gli azionisti”, ha precisato mentre il suo vice Jerome Grivet ha fatto sapere che a Parigi non risulta “alcun progresso concreto in merito a questa proposta di discussione”. La sostanza è che l’Agricole tutelerà il suo investimento strategico in quello che è il suo secondo mercato domestico e avrà “voce in capitolo su qualsiasi operazione che coinvolga la società” italiana. Ovviamente “insieme agli altri azionisti di Banco Bpm”, ma è chiaro che i progetti da prendere in considerazione dovranno essere solidi e portatori di valore. E “in questa fase è molto difficile capire” se quello tra Mps e Bpm “possa garantire un valore adeguato” per i soci. Mentre la direttrice finanziaria, Clotilde L’Angevin, non fa mistero del fatto che “uno degli scenari che preferiremmo sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. E ci consentirebbe anche di rafforzare la nostra presenza in Italia. Ma in realtà in Italia, che per noi è un mercato strategico, abbiamo una posizione a lungo termine”.












