Se Farenheit 451 fosse stato ambientato nel 2026, forse il protagonista avrebbe lavorato per un’azienda di AI. Nel romanzo, Montag distrugge libri perché nella società distopica in cui vive il pensiero critico non è ammesso. Oggi, in un mondo spesso assurdo quanto quello descritto da Bradbury, non si vuole limitare la cultura per impedire alle persone di pensare. I libri vengono invece trasformati in carburante per nutrire il “cervello digitale”: non bruciati, ma scansionati, assimilati, dati in pasto alle macchine affinché imparino a scrivere, rispondere e creare. E poi ridotti in poltiglia.
Tutto parte da massicci acquisti di testi. Di tutto: romanzi russi, romance, fantasy, religione. È strano, chi acquisterebbe così tanti libri tutti insieme. Lo pensa anche Pieter de Vries, antiquario di Haarlem, quando vede nella sua casella email una richiesta bizzarra: «Voglio acquistare 3000 titoli – scrive una certa Nataly – Sto partecipando a un nuovo progetto incentrato sulla raccolta di libri in più lingue, attualmente soprattutto in inglese». Nella sua storia riportata dal Telegraph, de Vries dice di aver lasciato perdere, «probabilmente è una tuffa». Invece no. Il caso Anthropic Ma facciamo un passo indietro. Qualche settimana fa Anthropic (la società mamma di Claude) è finita al centro di una battaglia legale con l’accusa di aver utilizzato migliaia di libri piratati per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. 1,5 miliardi di dollari di risarcimento e caso chiuso. Ma il punto più interessante è un altro: secondo il tribunale, le società di intelligenza artificiale non possono copiare illegalmente i libri. Possono però acquistarli cartacei, digitalizzarli e utilizzare quei contenuti per l’addestramento dei propri modelli, a condizione che le copie fisiche vengano poi distrutte. Dal punto di vista del diritto d’autore, quindi, non si tratterebbe di una nuova copia, ma di una “trasformazione” dell’opera.














