Roma, 31 luglio 2026 – Don Antonio Mazzi, morto ieri a Milano, nella sua Cascina, a 96 anni, circondato dai suoi 'ragazzi', non era un prete operaio, né tanto meno borghese o aristocratico. Era un prete per tutti, ma davvero per tutti: per i ragazzi afflitti dalla tossicodipendenza che accoglieva e accudiva nella comunità sul Parco Lambro, ma anche per gli spettatori che lo seguivano, divertiti, nelle sue comparsate a 'Quelli che il calcio' e nei siparietti a Domenica In. Un prete insofferente delle regole (anche quelle ecclesiastiche) che non aveva filtri nell'esprimere il proprio pensiero. L'unico modello che può essergli accostato è forse Don Camillo: ecco, lui era il Don Camillo di Milano.
L’infanzia irrequieta e gli studi in seminario
Nato in una famiglia poverissima del Veneto, mamma vedova giovane con due figli a carico, aveva dimostrato la propria esuberanza fin da piccolo, "Quanto ho fatto piangere mia mamma..." raccontava tra lo sconsolato e il faceto. Lo studio teologico al seminario di Verona lo aveva in qualche modo rimesso in carreggiata, uno studio che però, da arida riflessione, si tramuta in desiderio di trasformare la parola del Vangelo in gesti concreti. Don Mazzi con Mara Venier










