Il gesto con cui Franco Baresi ha cambiato il calcio durava meno di un secondo. Mentre tutti correvano verso la propria porta, lui avanzava. Un passo, a volte due. Il braccio destro si alzava e gli altri difensori si muovevano con lui. L’attaccante partiva, il pallone arrivava e l’azione era già finita. Non aveva vinto alcun contrasto, aveva previsto il futuro. Franco Baresi non è stato solo uno dei migliori difensori della storia. È stato il giocatore che ha accompagnato il calcio italiano, trasformandolo: dal libero tradizionale al difensore moderno Oggi, sul campo, vediamo movimenti che prima di lui non si vedevano. E li vediamo perché, 40 anni fa, Baresi li ha portati sul campo. Ci sono 5 movimenti iconici del capitano del Milan che hanno cambiato la storia. Prima una simulazione, poi l’analisi.

Baresi, l'uomo che spostò il campo: la simulazione delle sue 5 mosse iconiche

1. Difendere non significa aspettare Prima di Baresi e del Milan di Sacchi il libero giocava generalmente alle spalle della difesa. Interveniva dopo che l’avversario aveva superato la prima linea. Con Baresi la difesa smette di arretrare passivamente e comincia ad avanzare. Il suo gesto più rappresentativo non è una scivolata, ma un passo in avanti. Baresi comandava una linea altissima e riduceva gli spazi gli avversari. La Uefa descriva il Milan di Baresi come una squadra capace di mantenere la pressione attraverso quella linea difensiva così alta e la trappola del fuorigioco, che era in grado di mettere in pratica in maniera efficientissima proprio grazie al numero 6. Il suo principio era: la porta non si protegge solo avvicinandosi alla porta ma allontanando il gioco dalla propria area di rigore. 2. Il difensore deve prevedere, non solo reagire Baresi, com’è noto fin dalla sua esclusione dalla selezione dell’Inter, non dominava grazia alla stazza ma perché vedeva prima degli altri dove sarebbe finito il pallone. In una delle sue ultime grandi interviste (al Times), Baresi spiegava che compito del difensore è osservare la posizione e le intenzioni dell’avversario prima che arrivi la pressione. La priorità non era liberarsi dal pressing ma evitare di subirlo. Una vera e propria lezione: un grande difensore non vince il duello, fa in modo che il duello non avvenga 3. La difesa è un organismo, non quattro uomini Tutti ricordano l’iconico gesto del capitano del Milan: il braccio alzato alzato in mezzo al campo. Molti lo associano a una richiesta di fuorigioco. In realtà era soprattutto un comando all’intera sua difesa: salire, accorciare, muoversi insieme. Il Milan di Sacchi allenava quotidianamente distanze, tempi e movimenti fino a renderli automatici. Baresi raccontava che i quattro difensori conoscevano così bene le rispettive posizioni da poter quasi difendere senza guardarsi. Quei meccanismi così ben oliati, quella ripetitività che si fa abitudine avevano trasformato l’ultima linea del Milan: un fronte che si muoveva come un sol uomo al comando di Franco Baresi. 4. Il primo regista ha il numero 6 Dopo Baresi il mondo del calcio ha capito una cosa: l’attacco non comincia necessariamente dal numero 10, inizia dal giocatore che comprende per primo dove si aprirà uno spazio. Baresi, dopo il recupero, portava avanti il pallone, trovava il centrocampista tra le linee, cambiava gioco e dava il ritmo alla squadra. La Fifa lo ha descritto attraverso qualità come intelligenza, eleganza, posizionamento, anticipo e capacità di guidare la squadra dalla propria area. Questa è probabilmente la sua eredità più evidente nei centrali di oggi. 5. La leadership può essere silenziosa Il racconto umano del numero 6 del Milan non può essere separato da quello tattico. Il modo in cui Baresi guidava la difesa coincideva con il suo modo di essere capitano: pochi gesti, poche parole, istruzioni riconoscibili e assunzioni di responsabilità. Baresi ha attraversato 20 anni di Milan, compresi gli anni della serie B, prima di guidare la squadra nell’epoca delle Coppe dei Campioni. Fu capitano per 15 anni e, al ritiro, il Milan ritirò la sua maglia. Ma nessuno ricorda un suo comportamento sopra le righe in campo. Il capitano non è necessariamente chi parla di più ma chi rende sicuri i movimenti dei compagni. Capire oggi Franco Baresi significa capire come ha cambiato il modo con cui guardiamo il calcio. Prima di lui tutti seguivano solo il pallone, dopo di lui abbiamo cominciato a guardare dove si spostava il campo quando si muoveva lui.