Ancora una volta nel cuore dell’estate l’Europa brucia. E non ha mai bruciato più di adesso, dimostrazione che il cambiamento climatico non è il frutto di una certa idea del mondo ma è la realtà contemporanea di questo mondo. Eppure una parte della politica resta indifferente, lei sì paralizzata da ideologie incendiarie e mortifere.In Francia lo spaventoso incendio della Gironda, arrivato a una quindicina di chilometri dall’area urbana di Bordeaux, incenerendo 42mila ettari di vegetazione e mettendo in fuga 220 mila persone, tra cittadini senza più nulla e turisti sgomenti, è il peggiore che abbia mai lambito l’Esagono. Il presidente Emmanuel Macron chiede unità nazionale per fare fronte alla «lunga lotta» ma deve gestire un’opposizione che gli rinfaccia la mancanza di Canadair, l’assottigliamento del personale addetto alla manutenzione delle foreste e le richieste di riforme contrattuali per i pompieri.Oltreconfine la situazione è ben peggiore. La Spagna è avvolta nelle fiamme: bruciano le foreste e si scaldano le accuse reciproche tra una destra e una sinistra che si detestano apertamente. Dall’inizio dell’anno sono andati in fumo oltre 172 mila ettari, quasi sei volte quelli registrati nello stesso periodo del 2025. Il rogo di Burgohondo, nella provincia di Ávila, è considerato il più grande mai registrato nel Paese. Complessivamente, nelle regioni centrali e orientali oltre 180 mila persone risultano evacuate o confinate, il turismo è andato a gambe all’aria. Eppure il partito Popolare all’opposizione si ostina a rifiutare qualsiasi richiesta governativa di unità nazionale a fronte dell’emergenza. Pretende che se ne occupi il governo centrale, consapevole di avere “snellito” la protezione civile nelle regioni che amministra; etichetta il premier Pedro Sánchez come «settario e ideologico» e si rifiuta di riconoscere la straordinarietà emergenziale del cambiamento climatico all’origine degli incendi.Il resto d’Europa osserva in panico. L’estate, non solo in Francia e Spagna, è ancora lunga, foriera di focolai devastanti. E pure l’autunno politico non si annuncia migliore.