Il Vecchio Continente è un inferno di fuoco e fumo che sembra non lasciare tregua. L’Europa brucia a una velocità spaventosa: muri di fiamme alti oltre 15 metri ostacolano i soccorsi e avanzano a più di 4 chilometri l’ora, inghiottendo decine di migliaia di ettari di bosco, riducendo in cenere la vegetazione e costringendo alla fuga o al confinamento oltre 90mila persone. E davanti a roghi che si autoalimentano – anche a causa di forti venti – con una ferocia senza precedenti, l’Ue è scesa in campo con il “Meccanismo di protezione civile” e la flotta rescEU, inviando aerei, elicotteri e squadre da diversi Paesi membri per sostenere una drammatica corsa contro il tempo: domare i fronti prima della nuova ondata di caldo torrido che sta per investire l’Europa, con temperature che torneranno a salire oltre i 40 gradi.

Nella cabina di pilotaggio di un Canadair, così si sfidano le fiamme e si lotta contro gli incendi

In Spagna, tra Ávila, Madrid e Toledo, le fiamme hanno distrutto circa 80mila ettari di vegetazione, con il rogo di Ávila – 50mila – classificato come il più grande mai registrato nel Paese. Ad Almería si registra la quattordicesima vittima, una donna deceduta per ustioni sul 70% del corpo. Il premier Pedro Sánchez parla di «ore particolarmente complesse» pur vedendo «la luce alla fine del tunnel», e informa: «In questo momento sono otto i grandi roghi forestali ancora attivi». Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, garantisce che è stato messo «sotto controllo» il fronte più critico degli incendi, al nord del Pantano di San Juan verso il comune di Valdemaqueda (Madrid), evacuato l’altroieri. Grande-Marlaska spiega che i maxi roghi di Avila e Madrid sono trattati come un unico vasto fronte. Sul campo, il pompiere Javier García ammette: «Non c’è alcun precedente. L’evoluzione della situazione è allarmante, ora la priorità sono le vite umane, poi le case e, infine, i boschi».