L’Europa sta vivendo una delle stagioni degli incendi più gravi della sua storia recente. Mentre vigili del fuoco continuano a combattere i roghi in Francia, Spagna, Grecia, Italia e Turchia, i dati mostrano che il problema non riguarda solo il numero degli incendi, ma le condizioni climatiche sempre più favorevoli alla loro propagazione. Secondo il Guardian, dall’inizio dell’anno alla fine di luglio l’indice europeo del cosiddetto fire weather – che combina temperatura, siccità e vento per misurare il rischio di incendi – ha raggiunto il livello più alto mai registrato per questo periodo dell’anno, risultando del quarantatré per cento superiore alla media degli ultimi vent’anni. I dati provengono dall’European Forest Fire Information System (Effis), il sistema europeo di monitoraggio degli incendi boschivi.
Le conseguenze sono già visibili. Sempre secondo Effis, dall’inizio del 2026 sono andati in fumo circa 435mila ettari di territorio nell’Unione europea, quasi il triplo della media storica, a causa di circa millequattrocento incendi, oltre il doppio rispetto agli anni precedenti. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto Francia e Spagna. In Francia sono già bruciati oltre novantunomila ettari, un record assoluto per l’intero anno quando manca ancora un mese alla fine dell’estate. In Spagna gli ettari distrutti sono oltre duecentosettemila, quasi cinque volte la media stagionale. L’entità dell’emergenza ha costretto entrambi i Paesi a chiedere il sostegno dell’Unione europea con l’invio di vigili del fuoco, mezzi terrestri e velivoli antincendio.












