Gli incendi che stanno devastando l’Europa occidentale costituiscono solo l’ultima drammatica manifestazione della crisi climatica provocata dalle attività umane. L’estate del 2026, che probabilmente passerà alla storia come la più calda mai registrata in Francia, segna l’inizio di una nuova era. Gli eventi estremi si susseguono senza tregua: tre ondate di calore (la quarta sta cominciando), una siccità eccezionale e ora anche i devastanti incendi boschivi.

Il rogo divampato il 22 luglio nel dipartimento della Gironda (nel sudovest della Francia, ndr) ha già distrutto più di 42mila ettari di vegetazione, costringendo 220mila persone a lasciare le loro case. Le fiamme continuano ad avanzare, avvicinandosi pericolosamente a Bordeaux. Più di 2.500 pompieri, 1.500 militari e 1.200 membri delle forze di sicurezza sono stati mobilitati per rispondere all’emergenza. In vari dipartimenti è stato emanato lo stato d’allerta per l’inquinamento atmosferico.

Al momento è difficile valutare le potenziali conseguenze degli incendi, sopratutto quelle sanitarie. Le emissioni di particolato fine (la soglia massima è stata superata in vari dipartimenti) minacciano i più vulnerabili, in particolare bambini, anziani e persone con patologie respiratorie. Gli ospedali, già sottoposti a una forte pressione, potrebbero trovarsi in grande difficoltà.