Non è un’impressione: l’Europa meridionale sta diventando progressivamente più infiammabile, a causa del cambiamento climatico, con un aumento vertiginoso dei giorni estivi caratterizzati da condizioni ideali per la propagazione di incendi. A certificarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che ha analizzato i dati meteorologici e le serie storiche dei roghi nell’area del Mediterraneo dal 1981 al 2025.
La trasformazione dei roghi mediterranei
I dati analizzati dallo studio mostrano un’evoluzione netta nella dinamica degli incendi nel bacino del Mediterraneo. Sebbene il numero complessivo di eventi sia infatti diminuito rispetto agli anni ‘80, grazie a una migliore prevenzione e a tecniche di intervento più rapide, gli incendi che riescono effettivamente a svilupparsi negli ultimi anni sono diventati sempre più distruttivi. Il motivo è che sempre più spesso, la combinazione di temperature elevate, bassa umidità relativa, forte vento e prolungata siccità del suolo crea le condizioni per la formazione dei cosiddetti “megaincendi”, roghi ad altissima velocità di propagazione che risultano quasi impossibili da contenere. L’analisi certifica che la tendenza è particolarmente marcata in Paesi come Spagna, Francia, Portogallo, Italia e Grecia: qui le condizioni meteo perfette per lo scoppio di incendi distruttivi sono ormai presenti tre volte più spesso di quanto non accadesse 40 anni fa. Il fenomeno, inoltre, viene esacerbato dalle frequenti transizioni rapide da inverni umidi, che favoriscono una rigogliosa crescita della vegetazione, a estati improvvisamente calde e aride. Questa biomassa accumulata si disidrata rapidamente in risposta alle prime ondate di calore, trasformando i boschi e le macchie mediterranee in vere e proprie riserve di combustibile pronto a innescarsi.








