A carico di Daniele Barbaro ci sono indizi gravi per sostenere che continua a far parte ed è operativo nel clan Sinesi/Francavilla. Per queste ragioni, anche se le motivazioni verranno depositate nelle prossime settimane, il Tribunale della libertà di Bari ha rigettato la richiesta dell’avv. Claudio Caira di annullare l’ordinanza cautelare del gip di Bari notificata in carcere a Barbaro lo scorso 24 giugno. In una corposa memoria difensiva discussa in camera di consiglio, l’avv. Caira ha sostenuto che non ci sono indizi per accusare Barbaro d’aver dato il proprio contributo al clan Sinesi/Francavilla, tenuto anche conto che è detenuto ininterrottamente tra carcere e domiciliari da 16 anni, dal settembre 2008. Se anche il ricorso fosse stato accolto per Barbaro si sarebbe trattato di una scarcerazione solo virtuale. Il mafioso, primo caso nella storia della “Società foggiana” di affiliato sin da minorenne, è infatti detenuto dal 25 marzo anche per il tentativo di estorsione a un commerciante foggiano gambizzato la sera del 14 marzo scorso nell’ambito di un tentativo di recuperare un orologio del valore di 160mila euro oggetto di rapina, con Barbaro che se fosse riuscito a rientrare in possesso del “Patek Philippe” contava di intascare tra i 50 e gli 80mila euro.